• Marco Carione

Resilienza 3


Tratto da E. Malaguti, Educarsi alla Resilienza. Come affrontare crisi e difficoltà e migliorarsi.


«Un’esperienza dolorosa», secondo gli studi sulla resilienza, può trasformare questa stessa esperienza in apprendimento di competenze utili al miglioramento della qualità della vita. Non significa negare il dolore, ma accettare che nella vita con minore o maggiore intensità questo è sempre presente.

Gli studi sulla resilienza permettono di superare il pensiero che chi supera delle situazioni potenzialmente traumatiche abbia qualcosa di super, che sia invulnerabile, ma piuttosto si tengono in conto dimensioni come flessibilità e adattamento, che si legano, anche, alle circostanze e al contesto.

Quando parliamo di resilienza? Quando «a fronte di una situazione data (es svantaggio socioculturale) o davanti all’insorgere di un evento critico, si assiste ad una ripresa evolutiva e una riorganizzazione positiva»[1]. La resilienza si verifica in relazione alla situazione e non prima.

Bisogna guardare alla resilienza come ad un processo[2] che combina meccanismi di difesa con processi di superamento e liberazione. Richiede la capacità di sublimare e pensare, ovvero di trasformare interiormente e soggettivamente in modo diverso ciò che le è accaduto.[3]

Uno stesso evento, poi, avrà effetti differenti a seconda del momento in cui avviene, poiché la persona è via via differente. Quindi, gli elementi che influenzano sono: circostanze, natura del trauma, contesto e come detto stadio di vita.[4]

Es: la perdita di una madre per una bambina di 6 mesi può fare precipitare nel nulla sensoriale fino a quando una figura sostitutiva non avrà preso il suo posto. Perdere la mamma a 6 anni, significa rimanere orfano, con un rischio sull’identità, a 60 anni significa prendere consapevolezza del fatto che prima o poi occorre affrontare la perdita. (B. Cyrulnik p. 41)

E poi, l’ambiente circostante interviene per sostenere, disturbare o impedire il processo di resilienza.

Questi elementi fanno superare la discussione: è innata o acquisita, l’attitudine alla resilienza? Si tratta di attivare e sostenere le risorse del soggetto che si trova in situazione di vulnerabilità, facendo interagire fattori di rischio e di protezione.

Fattori di protezione

- Presenza di una relazione affettiva stabile con una persona della famiglia o che se ne prende cura

- Supporto sociale, contesto educativo positivo

- Confronto con un modello da seguire

- Assumere responsabilità calibrate con la persona (casa, scuola, ecc.)

- Caratteristiche costituzionali

- Fare esperienza che aumentano l’autostima e l’autoefficacia

[1] Ib. p. 36 [2] Ib. p.40 [3] Ib. p. 41 [4] Ib. p.50

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