• Marco Carione

Resilienza 2


Per quanto riguarda i bambini, hanno bisogno di adulti capaci di creare una relazione di fiducia, di tutori di resilienza (Boris Cyrulnik), per sviluppare le determinanti della resilienza:

1. Capacità di relazione

2. Competenze

3. Iniziativa

4. Creatività

5. Perspicacia

6. Autonomia

7. Humor

8. Senso morale

Per condizioni difficili si intendono quelle correlate sia alla persona che si trova a vivere una condizione che può generare traumi psicofisici o disabilità, causato da deficit, da un incidente, da un lutto, da un evento imponderabile, come una catastrofe, una guerra; sia coloro che vivono accanto alla persona (genitori, amici, fratelli, parenti, ecc.) o che assumono compiti di cura (insegnanti, educatori, medici, psicologi, operatori ecc.). Per situazione difficile si intende quella situazione di vita critica, amplificata dalla condizione nella quale la persona si trova.

L’impatto con la realtà dolorosa rischia di prendere il sopravvento e di non lasciare spazio ad altro.

Poiché tutti viviamo situazioni difficili, proprio perché è complesso vivere si potrebbe pensare che non servono aiuti specifici, invece è esattamente il contrario: occorre investire maggiori risorse per ridurre quelle condizioni che possono generare ancora maggiore sofferenza, negando dignità e diritti umani.

Qui scrivo un esempio tratto tra i vari che Elena Malaguti fa nel suo testo Educarsi alla Resilienza: Alice ha 22 mesi e suo papà decide di suicidarsi. Rimane con la mamma di soli 30 anni. La notizia lascia tutti sconcertati. Non avevano nessuna avvisaglia. Dolore, angoscia, depressione alternati a lucidità saturano l'ambiente di vita. Per alcuni giorni la bambina, abituata a trascorrere molto tempo con il padre, ha aspettato il suo ritorno, in attesa che qualcuno le spiegasse che cosa stava accadendo. Nessuno è stato in grado di dare questa spiegazione. Non è semplice. L'evento schiaccia, blocca, paralizza.

Nei giorni seguenti la preoccupazione principale è stata proteggere Alice, dai nonni, agli amici, alle educatrici. Alice troppo piccola per fare domande ha cominciato a modificare il suo atteggiamento: non voleva più addormentarsi, piangeva spesso, ripeteva papà cattivo.

Comprendeva il cambiamento di abitudini, ma non capiva. La mamma, sin da subito ha compreso che occorreva fare qualcosa per sostenere Alice ma allo stesso tempo non si sentiva pronta per la rabbia e lo sconvolgimento. Il giorno del funerale gli amici di Stefano hanno deciso di organizzare un ritrovo, durante il quale piantare un albero, l'albero di Alice, in ricordo del suo papà. Questo avrebbe aiutato anche loro a elaborare le perdita. Insieme alla mamma hanno fissato una data e piantato un melograno. Simbolo della vita, e della speranza. L'albero è stato piantato tramite un rito gioioso e festoso, e tramite un percorso che permettesse ad Alice di salutare il suo papà, volato in cielo. Ad Alice è stato detto che il suo papà le aveva lasciato un albero, che le avrebbe mandato la pioggia e il sole e che era andato incielo trasformandosi in una stellina. Alice, spontaneamente, ha salutato suo padre, alzando la mano al cielo, e insieme ad altri bambini ha contribuito a piantare l'albero.

Nei giorni seguenti si è tranquillizzata. Ora guarda il cielo e ogni tanto saluta il suo papà.

Il sostegno della famiglia – tutori di resilienza – amici, l'educatrici, hanno costituito una rete che aiuta a trasformare, resistere, e proseguire il percorso). Con Alice è stato necessario non focalizzare l’attenzione sul suicidio del padre, o chiedersi come poterlo spiegare, adesso. Occorre seguire i tempi e i bisogni dei bambini, ascoltare le richieste, e aprire lo spettro delle possibilità, non fissandosi solo sul dolore. E' stato necessario resistere, far fronte, trasformare, integrare e costruire.[1]

[1] Ibidem p.26-27

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