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  • Immagine del redattoreMarco Carione

Peanuts e Comunicazione Non Violenta

Incontrare l'altro da sè










😑Ognuno di noi ha la possibilità di decidere come rispondere all'altro (se ha avuto nella vita un minimo di regolazione emotiva da chi lo ha accudito nell'infanzia). Forse c'è da allenarsi. Forse può essere faticoso, come allenarsi in palestra, in bici o in qualsiasi attività.


Un “allenatore” può senz’altro esserlo M. Rosenberg. Riporta nel suo testo di riferimento, Le parole sono finestre oppure muri, una situazione molto complessa da un certo punto di vista, ma altrettanto "semplice" se si riesce a vedere l'altro come un essere umano, che prova, come tutti noi, sentimenti e bisogni:

«Mi trovavo a presentare la comunicazione non violenta in una moschea del Campo Profughi Deheisha di Betlemme, di fronte a circa 170 uomini musulmani palestinesi. In questo periodo, il loro atteggiamento verso gli americani non era favorevole. Mentre parlavo, mi accorsi improvvisamente di un'ondata di agitazione soffocata che si spargeva tra il pubblico. "Stanno sussurrando che lei è americano!" mi avvertì il traduttore, quando d'un tratto un signore tra i presenti scattò in piedi. Guardandomi negli occhi, gridò con tutto il fiato che aveva nei polmoni: "Assassino!", Subito una dozzina di altre voci si unirono a lui in coro: "Omicida!", "Assassino di bambini!", "Assassino!". Per fortuna, riuscii a concentrare la mia attenzione su ciò che l'uomo sentiva e desiderava. In questo caso, avevo degli indizi. Mentre viaggiavo verso il campo profughi, avevo visto molti contenitori vuoti di gas lacrimogeno che erano stati lanciati nel campo la sera prima. Chiaramente stampata su ogni contenitore c'era la scritta "Made in U.S.A." Sapevo che i profughi nutrivano molto rancore verso gli Stati Uniti perché questi fornivano gas lacrimogeno ed altre armi a Israele. Mi rivolsi all'uomo che mi aveva chiamato assassino.

Io: E’ arrabbiato perché vorrebbe che il mio governo usasse diversamente le sue risorse? (Voi non sapevo se il mio tentativo era azzeccato, ma ciò che conta davvero è lo sforzo sincero da parte mia di connettermi con i suoi sentimenti e bisogni).

Lui: Certo che sono arrabbiato! Pensate che abbiamo bisogno di gas lacrimogeno? Abbiamo bisogno di fognature ,non del vostro gas lacrimogeno! Abbiamo bisogno di case! Abbiamo bisogno di avere un paese nostro!

Io: Quindi lei è furioso e vorrebbe ricevere qualche aiuto per migliorare le vostre condizioni di vita e per ottenere l'indipendenza politica?

Lui: Ha Ciao idea di cosa vuol dire vivere qui da 27 anni come faccio io con la mia famiglia – i bambini e tutto quanto? Ha ciò una seppur vaga idea di come stanno le cose qui da noi?

Io: Sembra ciò che lei sia molto disperato e si chieda se davvero io o qualcun altro possiamo capire che cosa significa vivere in queste condizioni.

Lui: Vuol capire? Mi dica, ha dei figli? Vanno a scuola? Hanno dei parchi dove giocare? Mio figlio sta male! Gioca nelle fogne a cielo aperto! In classe non hanno i libri! Ha mai visto una scuola senza libri?

Io: Sento quanto è doloroso per lei crescere i suoi figli qui; vorrebbe che io sapessi che quello che lei desidera è quello che tutti i genitori desiderano per i loro figli - una buona istruzione, la possibilità di giocare e di crescere in un ambiente sano…

Lui: Giusto, le cose fondamentali! I diritti umani – non è così che li chiamate voi americani? Perché molti più di voi non vengono qui a vedere il tipo di diritti umani che ci state portando?

Io: Vorrebbe che più americani fossero consapevoli dell’enormità della vostra sofferenza e riflettessero più in profondità sulle conseguenze delle nostre azioni politiche?

Il nostro dialogo continuò con quell’uomo che esprimeva il suo dolore ed io che ascoltavo il sentimento ed il bisogno dietro ciascuna affermazione per quasi altri 20 minuti. Non mi mostrai né d'accordo né in disaccordo. Non ricevetti le sue parole come attacchi; ma come doni provenienti da un altro essere umano mio simile disposto a condividere con me la sua anima e la sua profonda vulnerabilità.

Una volta che quel signore si fu sentito compreso, fu in grado di ascoltarmi mentre spiegavo le ragioni della mia presenza presso il campo. Un'ora dopo, quello stesso uomo che mi aveva chiamato assassino mi invitò a casa sua per una cena di ramadan»


Da Marshall B. Rosenberg Le parole sono finestre [oppure muri]. Introduzione alla comunicazione non violenta. Esserci Ed.

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