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  • Immagine del redattoreMarco Carione

La sofferenza psichica inerente alla vita

Aggiornamento: 18 ott 2023


La sofferenza psichica è l'esperienza di intenso dispiacere inerente alla vita stessa. (...) E' una dato strutturale della nostra vita psichica, divisa, conflittuale, periodicamente insoddisfatta a causa delle sue esigenze contraddittorie. (...) E' l'effetto del nostro desiderio, nella speranza di non soffrire più (...). E' anche ricorso all'altro, RICERCA DI UNA CURA ATTRAVERSO IL LEGAME O DI UNA CONSOLAZIONE NEL LEGAME PRIMA DI OGNI"PSICOTERAPIA".
La sofferenza sopraggiunge quando vengono messe in difficoltà le nostre capacità di mantenere la continuità e l'integrità del nostro Io, appena riprendiamo contatto con lo stato d'impotenza primaria, quando le nostre identificazioni fondamentali sono minacciate, quando perdiamo la nostra autostima, quando la fiducia scompare.
Soffriamo sempre per noi stessi e spesso per gli oggetti che c'importano, per le persone che amiamo, secondo i rapporti variabili che intratteniamo con l'alterità che riconosciamo loro. E SOFFRIAMO DI NON INCONTRARE LA PRESENZA E LA PAROLA DI ALMENO UN ALTRO. Questa sofferenza è quella dello sgomento di chi è senza risorse e senza soccorso, (...), senza aiuto.
Non ogni sofferenza è patologica (...) il malessere non è in prima istanza una patologia.

La sofferenza può essere fisica, psichica, sociale...

La sofferenza patologica si qualifica per le angosce intense e i suoi effetti di disorganizzazione o di distruzione profonde delle funzioni psichiche: pensiero, immaginazione, motricità, percezione..., del rapporto con il reale, degli equilibri psicosomatici e dei legami intersoggettivi.
Ciò che è patologico o patogeno è la perdita invalidante dell'affidabilità, della flessibilità, dell'adattamento al cambiamento per difetto o per eccesso (...)
La sofferenza patologica è un impedimento permanente ad amare, a lavorare, a giocare: è sempre associata a una impossibilità di stabilire un legame d'amore soddisfacente, ossia creatore di vita, con se stessi o con gli altri. (p. 43-45

Questo malessere tratta di dolore, di sconforto e male nell’essere stesso dell’umanità. Siamo esposti a micro traumi nella vita quotidiana, che i sogni non riparano più e che le finzioni dei media non fanno che addormentare; a grandi traumi: esili, movimenti migratori, esclusione, disoccupazione, sradicamenti. Ancora, incertezza sul presente, sfiducia, l’esaltazione dei fondamentalismi, dipendenza dagli oggetti tecnici, dalle urgenze, dai legami effimeri ecc…


Questo genera paura, insicurezza, angoscia, violenza, che crea sofferenza e disorganizzazioni significative, che sollecita la parte psicotica della nostra personalità (Bion), non significando che il tutto si svilupperà in una psicopatologia.

(Pag 22-24)




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